:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

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Davide

Ecco il resoconto del settimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 22 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Davide nel gruppo di Liberi e grazie di aver accettato questa strana e bizzarra intervista. Non ho bene idea di dove ci porterà, ma negli incontri precedenti questa formula di intervistare gli autori (con domande sia mie che dei lettori) si è rivelata vincente, ti avviso solo che l’ora volerà in un lampo. Allora come prima domanda ti chiederei di farci un bilancio della tua carriera fino a ora: blogger, traduttore, autore, editor. Una carriera molto poliedrica non trovi?

Grazie per l’invito e per l’ospitalità 🙂
E per rispondere, una “carriera” (virgolette d’obbligo) molto disordinata.
Io dovrei essere là fuori a dare la caccia ai dinosauri. Tutto il resto sono incidenti e imprevisti, e fare di necessità virtù.
Ho iniziato a scrivere ai tempi del liceo, ho venduto il mio primo lavoro professionale nel 1999 (quindi MOLTO dopo il liceo), ho iniziato a tenere un blog nel 2007, dal 2015 mi pago i conti (a malapena) scrivendo.
Ho iniziato a fare traduzioni molto prima, in effetti – dal 2000, più o meno, traducendo i lavori dei colleghi di università che dovevano pubblicare su riviste internazionali.
Anche quella è diventata una attività utile per pagare i conti quando tutto il resto è svanito.
Ed editor… non molto spesso, e solo in casi disperati.

Sei una autore italiano pubblicato all’estero, forse più conosciuto all’estero che in Italia, come ti spieghi questo paradosso? Sicuramente la tua approfondita conoscenza della lingua inglese, sviluppata da tante buone letture fin dagli anni giovanili, ti ha aiutato. L’avresti mai immaginato?

Mah, immaginarlo… immaginarlo forse no.
Ma alla fine è stata una scelta quasi obbligata – se si vuole vivere scrivendo, ci si deve rivolgere al mercato più vasto possibile, e avendo la fortuna di conoscere molto bene l’inglese, non aprirmi al mercato di lingua inglese sarebbe stato impensabile.
Col passare del tempo, il mercato anglosassone è quello che si è dimostrato più ricettivo, diciamo così.

Sei un traduttore molto stimato dall’inglese all’italiano e dall’italiano all’inglese. C’è ancora spazio nel mercato internazionale per letteratura nostrana? Insomma, nella tua esperienza ci sono autori italiani stimati fuori confine, in America, Gran Bretagna, Australia, limitandoci al mercato anglofono?

C’è molta curiosità per ciò che facciamo, e c’è sempre più interesse per sentire delle voci diverse – per cultura, formazione e area geografica – sul mercato di lingua inglese (e anche su altri, da ciò che mi dicono).
Il gioco di equilibrio consiste nell’essere contemporaneamente italiani ma vendibili all’estero – molto di ciò che si produce e si vende benissimo qui da noi, all’estero non ha mercato.
Ma sì, c’è interesse per ciò che facciamo, e c’è spazio per i nostri autori (speriamo!)

Se aprissero una casa editrice italiana dedicata al fantastico e all’avventura e ti chiedessero di dirigere una collana di romanzi finora inediti in Italia quali sono i nomi che proporresti e quali i romanzi più significativi.

In effetti c’è una casa editrice per cui faccio esattamente questo lavoro – Acheron Books – e se dovessi consigliargli qualcosa,in questo momento, credo che consiglierei “A Memory Called Empire”, di Arkady Martine, e probabilmente “Gideon of the Ninth” di Tamsyn Muir.
Ma loro conoscono il mercato italiano meglio di me, e probabilmente non mi darebbero retta 😀

E degli investigatori dell’occulto ne vogliamo parlare? Quali sono i tuoi personaggi e le tue storie più significative in merito?

Ho al momento due serie più una che vanno genericamente sotto all’etichetta di “investigatori dell’occulto” – vale a dire il genere di storia che accoppia una indagine di tipo poliziesco a fenomeni sovrannaturali.
C’è la serie del Contubernium – sono storie ambientate ad Alessandria d’Egitto nel terzo secolo d.C., su un manipolo di legionari romani che si trovano ad affrontare maledizioni egizie ed alttri orrori. La prima storia della serie è uscita sulal rivista Occult Detective Quarterly… ora ne hanno una seconda in valutazione.
Poi c’è la serie di Valerie Trelawney, che ha un impianto più “sherlockiano”, e le storie si svolgono in Europa durante la Belle Epoque. La serie ha debuttato in una antologia intitolata “Sherlock Holmes and the Occult Detectives”, una raccolta di storie in cui Holmes si rivolge a colleghi dediti al sovrannaturale per risolvere dei casi inspiegabili.
E sto lavorando a una serie su un personaggio non mio – Mercy Dee, dei polizieschi sovrannaturali ambientati negli anni ’30. Mercy Dee è un personaggio creato nell’38 ed ora di dominio pubblico. La prima storia della serie dovrebbe uscire (incrociando le dita) in tempo per Halloween.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

Autrici di SF, prima fra tutte C.J. Cherryh, che è e resta la mia autrice preferita.
Poi certamente Tanith Lee.
Fra le contemporanee, Mary Gentle e Liz Williams.
Mi piaceva molto e mi manca terribilmente Kage Baker, che era straordinaria ed è morta troppo giovane. E posso dire lo stesso per Jo Clayton.
E ne sto certamente dimenticando, per cui le aggiungerò qui sotto mano a mano che mi vengono in mente 🙂

E di Mary Gentle ne vogliamo parlare? Non credo di averla mai sentita nominare se non nel tuo blog (ricordo agli appassionati bibliofili che “Strategie Evolutive” è il tuo blog pieno di tesori).

Mary Gentle è una autrice estremamente originale, che ha scritto una serie di romanzi forse troppo diversi e sperimentali – ragion per cui hanno avutopoca diffusione in patria, immaginarsi all’estero.
È una esperta di storia militare rinascimentale, per cui è sempre estremamente tecnica nel descrivere personaggi e ambientazioni. Il suo lavoro più popolare anche in Italia è certamente Ash, che prende le mosse dalle avventure di una compagnia di mercenari rinascimentali per poi deragliare nella fantascienza…
E nel suo classico Rats & Gargopyles ha creato un universo che funziona secondo le regole della magia ermetica e dell’alchimia anziché quelle della fisica.
È sempre una lettura impegnativa, ma è straordinaria.
Ora mi risulta abbia ridotto moltissimo la sua produzione, proprio per via del pessimo trattamento ricevuto dall’editoria anche in patria. Ed è unpeccato – l’ultimo romanzo – ambientato a Napoli – è di dieci anni fa.

Felice di averne saputo di più, spero che anche altri lettori si incuriosiscano.

I suoi libri sono abbastanza facili da reperire in inglese, nonin italiano.
C’è un romanzo che si intitola 1610 che ha per protagonista Rocheford, il cattivo dei Tre Moschettieri.
Ed è un fantasy.

Nelle tue storie ci sono tanti rimandi a quell’immaginario un po’ vintage che aveva l’Oriente come terra di elezione. La Cina degli anni ‘20 e ’30, il Giappone degli anni ’40, gli avventurieri e viaggiatori a bordo di bolidi dell’Aria, la via della Seta, con anche personaggi femminili di tutto spessore al centro delle storie, donne forti volitive, che sanno il fatto loro. Questo immaginario è ancora attuale nella narrativa moderna?

Io credo ci sia sempre stato e ci sarà sempre un mercato per delle buone storie, che sappiano intrattenere e – per citare i classici – migliorino la vita di chi le legge, o l’aiutino a sopportare la vita se non gliela migliorano.
Poi certamente io mi rivolgo a una nicchia, ma anche questo ha i suoi vantaggi. All’estero, quello che viene chiamato New Pulp – il genere di storie che tu hai descritto qui sopra – ha ancora un buon mercato. Ed è un “genere” estremamente flessibile ed adattabile.

Bene, l’ora è volata ringrazio tutti, Davide per primo che nonostante gli inconvenienti tecnici ha risposto (senza fare neanche errori di battitura). La mia ultima domanda è: progetti futuri.

Sopravvivere 😀

No, OK.
Ho appena consegnato la prima stesura di un romanzo scritto come ghost-writer.
In settimana (salvo incidenti) consegnerò la stesura definitiva di un saggio storico.
Ho due contratti per due novelle da un editore americano, e due articoli da consegnare ad una rivista in Italia.
Ho una traduzione da finire ed una (colossale) da cominciare.
Ed una terza traduzione da finire per… ieri.
E dovrei anche riuscire a mettere insieme un nuovo gioco di ruolo in tempo per settembre.
… intanto, come dicevo sopra, sto preparando una nuova storia del Corsaro e una nuova storia di Buscafusco… ed aspetto risposta da una mezza dozzina di riviste.
In tutto questo, non posso che ringraziare di cuore la mia banca, i cui solleciti di pagamento sono una incessante fonte di ispirazione.

Le domande dei lettori

Annarita Verzola

Buonasera all’Amministratore e a Davide. Ho una curiosità: la tua carriera professionale iniziata nel 1999 ti ha portato subito a scrivere in lingua inglese per il mercato straniero o è una scelta alla quale sei giunto successivamente e perché?

La prima cosa che ho venduto è stata un falso articolo scientifico per una casa editrice americana – uno studio sulla biologia degli Shan, una delle razze dell’universo lovecraftiano.
Per cui sono subito partito dall’estero.
Ed essenzialmente sono partito da lì perché c’era una possibilità, ero parte di una comunità internazionale di autori molto attiva, arrivò la proposta, e… perché no? Proviamo!

Fabrizio Borgio

Dal momento che il grosso delle tue pubblicazioni esce sul mercato anglosassone hai sicuramente più metri di paragone tra lo stato attuale della narrativa di genere. Quali differenze noti tra i panorama anglosassone e quello nostrano?

Sulla base delle mie esperienze, il mercato internazionale è molto più variato, e quindi trovano spazio anche generi e sottogeneri qui molto poco praticati.
La competizione è fortissima, ma in generale il mercato è molto più accessibile rispetto a noi: è più facile sapere quando un editor cerca storie, è più facile spedire il proprio lavoro ed avere una risposta.
Potrei aggiungere che è più facile essere pagati, ma poi suonerei gretto.

Cosimo Mannucci

A questo punto, mi butto:
Visto che scrivi sia in inglese che in italiano, ci sono personaggi o situazioni di cui potresti scrivere solo in italiano o in inglese? La lingua in cui scrivi ti “impone” anche delle scelte per quanto riguarda la trama e/o i personaggi?

In inglese e in italiano ho due voci diverse, e due diversi ritmi. Sono dell’idea di essere meglio in inglese.
E sì, ci sono personaggi dei quali riesco a scrivere solo in inglese – ad esempio le storie di Leo Martin… tradotte in italiano suonano zoppe.
Lo stesso vale anche, io credo, per Buscafusco – c’è un romanzo di Buscafusco in italiano, ma è un personaggio diverso, e la storia non ha il ritmo delle novelle in inglese.

E certamente usare l’inglese mi permette di usare un certo slang, una certa costruzione delel frasi per cui certi generi “vengono meglio”.

Flavio Troisi

Davide, puoi tracciare una linea di demarcazione netta e spiegarci in cosa consista, fra scrittore indie e scrittore amatoriale?

Non so se sia possibile tracciare una linea netta.
In generale, si dovrebbe dire che se una parte consistente dei tuoi introiti deriva dalla scrittura, allora sei più o meno un professionista. Se sei un professionista e non sei legato a una casa editrice, allora sei indipendente – anche se oggi indie si usa soprattutto per gli autoprodotti.
Se invece ti mantieni facendo un altro lavoro e puoi permetterti di regalare le tue storie scritte nel tempo libero, sei un hobbista – niente di male in tutto ciò, ma sarebbe bello se i due livelli, professionale ed amatoriale, fossero separati.
Qui da noi non lo sono.
Ma la demarcazione non è così netta, precisa e definita.
In prima battuta, se paghi i conti scrivendo non sei un amatore, è forse la definizione più semplice e brutale.
Poi ovviamente il professionalismo comporta tutta una serie di competenze, ecc.
Ma pagarci i conti è il primo passo.

Alexandra Fischer

Davide, ti piace anche Bulgakov?

Il poco che ho letto, mi piace – Il Maestro e Margherita, Cuore di Cane.
Non ho letto altro.
Però sì, mi piace.
Non riuscirei mai a scrivere come lui, ma dopotutto non sono russo 🙂

Ti piace anche Mc Carthy?

Cormac McCarthy?
No, il poco che ho letto non mi ha acchiappato per niente. Forse era il momento sbagliato, forse non sono abbastanza sensibile o sofisticato. Riconosco la tecnica, è molto bravo, ma non è un autore che faccia per me, per lo meno ora.
Poi chissà, magari fra cinque o dieci anni cambierò idea – non sarebbe la prima volta.

Fabrizio Borgio

Com’è cambiato, se è cambiato il tuo sentimento nei confronti della scrittura quando è diventata un lavoro a tempo pieno?

Domanda difficile.
La scrittura continua a piacermi, e continua ad essere (anche) uno dei miei due passatempi preferiti (l’altro è leggere).
Riesco ancora a usare la scrittura per distrarmi – lascio ciò che sto scrivendo per pagare le bollette, e scrivo qualcosa di solo mio (che poi magari rifilo ai miei sostenitori su Patreon).
Forse ciò che è cambiato è la necessità di sforzarmi per non farlo diventare un obbligo.
Devo comunque continuare a divertirmi scrivendo,o è la fine – in questo caso, DAVVERO la fine… niente nuove storie, niente cena.

Laura Pugiotto

Buonasera a tutti! Davide, potresti raccontarci della tua esperienza con i giochi di ruolo e di come ha influenzato la tua scrittura (se l’ha influenzata)?

Annarita Verzola

Ho anche io la medesima curiosità, inoltre vorrei sapere se è nata prima la passione per i giochi di ruolo o per la scrittura.

Prima la scrittura, decisamente.
I giochi mi hanno insegnato a pensare alle storie in maniera più “tecnica”, scomponendole in scene e sequenze di scene.
E mi hanno anche insegnato, al tavolo da gioco, a improvvisare.
Questo è MOLTO utile perché può succedere che i personaggi in una storia partano per la tangente e facciano qualcosa di inaspettato.
Scrivere giochi mi ha anche insegnato a fare ricerca in maniera economica, e a strutturare meglio le mie idee.

Paolo S. Cavazza

Buonasera a tutti. Ciao Davide, sono Paolo. Volevo chiederti: prevedi sviluppi per il ciclo del Corsair? E Buscafusco tornerà in italiano o solo in inglese? In effetti anch’io lo preferisco in inglese: è più esotico.

Sto lavorando a una nuova storia del Corsaro in questo momento – mi piacerebbe uscire ad agosto con un nuovo volume, che includerà due racconti, uno ambientato a Venezia, ed uno sulal costa africana.
E c’è un nuovo Buscafusco in macchina, speriamo che esca per fine mese.
Come ho detto altrove in questa chiacchierata (nota: io odio i commenti annidati di Facebook, perché ci si perde), sia il Corsaro che Buscafusco vengono meglio in inglese. Tradurli è un lavoraccio – molto più èesante che tradurre il lavoro di un estraneo. E a parità di lavoro e fatica, preferisco a questo punto scrivere una nuova storia in inglese.

Fabrizio Borgio

A proposito di scrittrici ( e qui ti ringrazio pubblicamente per avermi fatto scoprire Lucia Berlin) mi sembra interessante e doveroso un tuo commento sullo scenario italiano, da quel che hai avuto modo di constatare…

Io il panorama italiano lo conosco pochissimo.
So che ci sono molte bravissime scrittrici.
So che ci sono ancora editori che selezionano autori e autrici sulla base dei follower su Facebook.
Questo non è un buon mix.

Annarita Verzola

A proposito di Buscafusco, potresti dirci come nascono le sue storie?

Io dico di solito che le storie di Buscafusco si scrivono da sole: basta leggere il giornale.
Ad esempio… c’è una banda di truffatori che qui in provincia sta vendendo chiavette USB spacciandole per un sistema capace di neutralizzare gli effetti nefasti del 5G.
Trecento euro per una chiavetta USB.
Come potrei mai inventarmi un’idea del genere?
Buscafusco è davvero facile da scrivere per questo – essendo un investigatore che non si occupa di omicidi e crimini “grossi”, posso usare tutte le piccole e grandi meschinità che caratterizzano la vita in provincia.
Gente che da fuoco ai rifugi per gatti per pura cattiveria, gente che per pagare il mutuo di casa cerca di truffare alle slot machines…
Le storie si scrivono da sole.

Fabrizio Borgio

A questo proposito mi incuriosisce sapere, attualmente, quali sono i tuoi modelli di riferimento sia per tematiche che per stile

L’impostazione del lavoro dei pulp è indispensabile in un mercato che paga sei centesimi a parola – se si vogliono pagare i conti bisogna scrivere TANTO.
Per cui sì, io dai vechi scrittori pulp ho cercato di imparare il più possibile.
Che poi, Chandler e Hammett erano autori pulp – ce ne fossero.

 

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Una Risposta to “:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana”

  1. Imperfetta, ma intervista | strategie evolutive Says:

    […] Se siete interessati, il testo completo è qui. […]

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